Patto di prova e ruoli intellettuali: l'annuncio su LinkedIn concorre a definire l'oggetto della prova
Le novità interpretative della sentenza del Tribunale di Milano: per i ruoli ad elevata professionalità e non meramente esecutivi, le mansioni oggetto del patto di prova devono essere determinabili dal contratto, ma possono essere integrate dalla job description, anche contenuta negli annunci, e dal comportamento precontrattuale.
Il patto di prova è uno strumento che consente al datore di lavoro di valutare non solo le capacità tecniche del dipendente, ma anche la sua idoneità complessiva, la diligenza e l'adeguamento alle dinamiche aziendali prima che il rapporto si consolidi a tempo indeterminato. Per questo, la corretta predisposizione della clausola del patto di prova all'interno dei contratti di lavoro subordinato (art. 2096 c.c.) rappresenta uno snodo centrale nella gestione del nuovo rapporto di lavoro.
L'applicazione del patto di prova, tuttavia, presenta i maggiori profili di criticità soprattutto quando riguarda posizioni intellettuali, professionali o manageriali che non siano meramente esecutive: un'indicazione generica o indeterminata delle mansioni che costituiscono l’oggetto della prova può comportare la nullità della clausola, determinando la trasformazione dell'assunzione in definitiva sin dall'origine e la caducazione del regime di libera recedibilità.
Di recente, la sentenza del Tribunale di Milano del 15 giugno 2026 si è inserita nel solco di un dibattito giurisprudenziale tuttora aperto ed ha accolto la tesi interpretativa meno restrittiva, stabilendo che la determinabilità delle mansioni oggetto del patto può essere integrata ed evinta anche dalla job description pubblicata sul social network (nel caso di specie, LinkedIn) e dalle comunicazioni intercorse tra le parti nella fase precontrattuale.
Affrontiamo, allora, alcuni punti chiave in tema di validità del patto di prova che, alla luce dell’orientamento giurisprudenziale accolto dalla pronuncia del Tribunale di Milano, devono essere tenuti in considerazione nella valutazione della validità di un patto di prova.
Determinabilità delle mansioni nei ruoli intellettuali e rilievo della job description su LinkedIn
Nell'ambito della controversia affrontata dal Tribunale di Milano, una società, durante la vigenza del patto di prova, ha receduto dal contratto di lavoro con un lavoratore assunto nel ruolo di "Sales Manager", il quale ha poi impugnato il recesso sostenendo la nullità del patto di prova per presunta genericità delle mansioni.
Il Giudice milanese, adottando la tesi maggiormente elastica relativa all’interpretazione del patto di prova, ha respinto integralmente le pretese del lavoratore e ha affermato che, per le mansioni di natura intellettuale e non meramente esecutiva, non è necessaria un'elencazione analitica e pedissequa di ogni singola attività oggetto del patto di prova, bensì è sufficiente che l'oggetto del patto sia chiaramente "determinabile".
A tal fine, la determinabilità andrebbe ricostruita non solo dal testo contrattuale - e dal rinvio per relationem alle declaratorie della contrattazione collettiva -, ma anche dalla comune intenzione delle parti desumibile dal complesso delle trattative. Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che l'annuncio di lavoro pubblicato su LinkedIn, corredato da una dettagliata descrizione della posizione, unitamente alla candidatura del lavoratore a quello stesso annuncio e al curriculum vitae inviato, fossero idonei a dimostrare che il dipendente avesse piena e immediata consapevolezza del contenuto del ruolo per il quale venivano valutate le sue competenze.
Dunque, in presenza di posizioni direttive o manageriali caratterizzate da compiti complessi e non solo operativi, la prospettiva adottata dalla pronuncia in esame ha il pregio di valorizzare una nozione di specificità funzionale, in grado di bilanciare le garanzie individuali del lavoratore con la necessaria flessibilità organizzativa propria di ruoli di natura intellettuale.
Onere della prova e discrezionalità del recesso durante il periodo di prova
Un ulteriore profilo di grande rilievo pratico riguarda la gestione del recesso durante il periodo di prova e il riparto dell'onere probatorio.
La sentenza del Tribunale milanese ha ribadito la natura ampiamente discrezionale del recesso datoriale, esonerando l'azienda dal dovere di fornire una motivazione analitica dell'esito negativo della prova. Qualora il lavoratore sostenga di aver superato positivamente l'esperimento o che il recesso sia viziato da un motivo illecito o da un'impossibilità di svolgere le mansioni pattuite, grava sul lavoratore stesso l'onere di fornirne la prova contraria attraverso elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti.
Viene sostenuto, infine, che eventuali attività marginali o complementari svolte durante il periodo di prova non sarebbero idonee ad inficiare la legittimità del recesso, a fronte di una valutazione complessiva dell'andamento del rapporto effettuata dall'impresa nell'arco dell'intero periodo di prova.
Conclusioni
In sintesi, i punti chiave per una gestione conforme del patto di prova per i ruoli ad elevata professionalità potrebbero essere riassunti in: coerenza e continuità tra le job description pubblicate nei canali di recruiting (es. LinkedIn) e le definizioni inserite nella lettera di assunzione; tracciabilità dei rapporti precontrattuali, delle candidature e dei curriculum vitae dei lavoratori; puntuale e corretto richiamo ai livelli e alle declaratorie del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicato.
Attraverso questi accorgimenti, le funzioni HR e i datori di lavoro possono avvalersi con maggiore sicurezza dello strumento del patto di prova, prevenendo o limitando eventuali future contestazioni sulla validità dello stesso.
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